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Non ricordare le cose: quando è il momento di preoccuparsi?

Non ricordare le cose è preoccupante? Quando? Scopriamo insieme come funziona la memoria a breve termine, quando è normale che ci sfugga qualcosa di mente e quando, invece, è consigliabile rivolgersi al proprio medico di fiducia.

“Come si chiama quel libro che ho letto… ho il titolo sulla punta della lingua, ma non mi viene in mente! Dove ho lasciato le chiavi della macchina? Ho chiuso la porta di casa?” Mentre ti fai queste domande, e torni indietro per vedere se hai chiuso la porta, di sicuro una cosa te la ricordi: il detto che recita “chi non ha buona testa ha buone gambe”.

Sappi che a questi piccoli black out c’è una spiegazione: la tua memoria ha bisogno di dimenticare per ricordare. Cosa significa? Te lo spieghiamo in questo articolo e ti diciamo anche quali, invece, sono le prime avvisaglie di vuoti di memoria da non sottovalutare.

Prima di cominciare: hai già scaricato la Guida gratuita dedicata alla Memoria ed alle tecniche più facili e veloci per mantenerla brillante? Fallo ora qui sotto, è gratuita!

Guida Cos'è la Memoria

Memoria a breve e a lungo termine

Spesso ricordiamo con precisione cose successe anni fa e dimentichiamo il nome della persona conosciuta pochi minuti prima. Perché? Perché la prima informazione è immagazzinata nella memoria a lungo termine, la seconda in quella a breve termine.

Vediamo di spiegarci meglio. La memoria a lungo termine è una sorta di archivio illimitato della nostra vita. Qui si sedimentano le esperienze significative, ed è sempre qui che troviamo i ricordi dell’infanzia, quelli che danno forma alla nostra personalità.

La memoria a breve termine, invece, è una memoria temporanea che ci permette di ricordare le informazioni per circa 10 secondi. Un “cassetto” della memoria a breve termine è la memoria di lavoro, è lei che elabora le informazioni e ci fa svolgere le azioni quotidiane con semplicità.

Ecco un piccolo esempio per farti capire la differenza tra memoria a breve termine e memoria di lavoro. Leggi e ripeti (senza guardare) questa sequenza di numeri: 8,6,3,5.

Ci sei riuscito senza difficoltà, vero? È stato semplice, ma probabilmente fra qualche minuto non ricorderai più la stringa numerica perché questa informazione passiva è stata archiviata nella tua memoria a breve termine.

Ora leggi di nuovo la sequenza di numeri (8,6,3,5), poi chiudi gli occhi e ripetila, sempre senza guardare, ma stavolta al contrario, cercando quindi ri ricordare l’ultima cifra e poi quella che la precede, fino a tornare alla prima delle quattro cifre. Stai di sicuro incontrando più difficoltà. È normale: in questo momento stai elaborando i dati e per farlo stai usando la tua memoria di lavoro.

Ricapitolando: quando le informazioni rimangono nella memoria a breve termine non vengono elaborate, non passano nella memoria a lungo termine e per questo vengono dimenticate.

Ecco perché per ricordare un numero di cellulare devi comporlo più volte, perché con questo comportamento riesci a fissare i dati e a “farli passare” nella memoria a lungo termine. La memoria a breve termine, infatti, è in grado di far tornare alla mente non più di 7 informazioni per volta. E sono proprio queste informazioni quelle che dimentichiamo con facilità. Ma perché succede questo?

Perché dimentichiamo le cose

Dimentichiamo le cose perché la nostra memoria a breve termine non è infinita. Anzi! Per fare spazio a nuove informazioni dobbiamo necessariamente cancellarne delle altre. Una ricerca dell’Università di Cambridge, infatti, mostra come per ricordare qualcosa spesso la nostra mente cancella qualcos’altro.

Ti facciamo un esempio banale, ma pratico. Esci per comprare il latte e appena fuori casa ti ricordi che devi comprare anche la cena. Ti viene in mente una ricetta che hai letto giorni fa sul web. Bene, è molto probabile che tornerai a casa con gli ingredienti per preparare la cena (magari non proprio quelli della ricetta originale), ma senza il latte per la colazione. E pensare che eri uscita proprio per quello!

Questo esempio ci fa riflettere su un altro aspetto della memoria: dimenticare non è un atto passivo ma attivo. Le persone impegnate, infatti, sono quelle che dimenticano con facilità le cose perché continuamente esposte a stimoli e informazioni nuove.

Dimenticare le cose: quando è il caso di preoccuparsi

Se vai a fare la spesa per comprare il latte ed esci con il carrello pieno di pane, pasta e verdura, ma senza latte, non è il caso di preoccuparsi. Ma se mentre vai a fare la spesa, provi un senso di smarrimento e non ti ricordi perché sei uscita di casa e dove stai andando è il caso di fare una riflessione in più.

È normale che con l’avanzare dell’età la memoria perda colpi, perché anche le connessioni dei neuroni invecchiano come il resto del corpo. Ci sono dei sintomi però che non devi sottovalutare. Eccoli:

  • Dimenticare le cose sempre più spesso.
  • Non ricordare il nome, o il numero di telefono, di una persona cara.
  • Dimenticare delle parole o confonderle con altre.
  • Cominciare a scrivere parole comuni con grossi sbagli di ortografia o non ricordarsi come si scrivono correttamente
  • Non riconoscere luoghi conosciuti.
  • Sentirsi spesso confusi e non ricordare come si svolgono azioni quotidiane. Ad esempio trovare difficoltà nel cucinare.
  • Riporre le cose nel posto sbagliato. Ad esempio mettere le chiavi della macchina nella scarpiera.
  • Avere frequenti sbalzi d’umore.

In tutti questi casi è bene rivolgersi ad uno specialista. La memoria è uno dei nostri beni più preziosi. Puoi, e devi, tenerla attiva fin da giovane, per vivere una vecchiaia serena e piena di ricordi.

Se il tuo problema è lagato alla concentrazione nello studio o nel lavoro, qui puoi trovare delle tecniche interessanti. Se vuoi approfondire l’argomento, e scoprire come prenderti cura della tua memoria, scarica la nostra guida qui sotto. È gratuita e piena di consigli per allenare la mente: buona lettura!

Cos'è la memoria e come mantenerla brillante

Ultimo aggiornamento il: 25/06/2019

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Scritto da:

Dott.ssa Federica De Santi
Naturopata

il

Revisionato da:

Dott. Stefano Censani
Biologo e Naturopata

il 25/06/2019

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